martedì 2 aprile 2013

PROVOCAZIONI DEL NOSTRO TEMPO. I RIFIUTI DIVENTINO UNO STATO AUTONOMO. G. A. ORIGHI, La nazione indipendente delle isole di spazzatura, LA STAMPA, 30 marzo 2013


È l’idea di un’italiana, sancita dall’Unesco: i rifiuti diventino
uno Stato autonomo

Il prossimo 11 aprile nascerà un nuovo Stato. Si chiamerà Garbage Patch. Pochi ne conoscono l’esistenza, benché abbia dimensioni colossali - due volte il Texas - e sia composto da cinque immensi anelli che spaziano dall’Atlantico al Pacifico. I satelliti non riescono a fotografarlo. La ragione? Semplice: sono immense isole formata da residui, fondamentalmente di plastica dispersa, gettati dall’uomo nei mari.


La fondatrice di questa nazione non biodegradabile è Maria Cristina Finucci, lucchese di 56 anni che vive a Madrid, architetto e artista che sperimenta nuovi linguaggi che stimolano i comportamenti umani. Garbage Patch sarà riconosciuto ufficialmente, con una installazione-performance, all’Unesco di Parigi, con il patrocinio del ministero italiano dell’Ambiente e dell’università veneziana Ca’ Foscari. Come ogni Paese, la nuova nazione il suo padiglione alla Biennale di Venezia presso l’ateneo cittadino, per poi fare atto di presenza al Maxxi di Roma. Lo scopo è richiamare l’attenzione della distratta pubblica opinione su una gravissima minaccia per il Pianeta. La fondatrice presenterà la bandiera, azzurra come gli inquinati oceani.

L’esistenza delle isole, considerate il maggiore immondezzaio del mondo, è stata scoperta per la prima volta nel 2009. Si tratta di cinque vortici di correnti marine al cui centro si trovano i residui, che però non galleggiano. A causa della fotodegradazione, infatti, il materiale non viene metabolizzato dal mare, si frantuma in pezzi sempre più piccoli fino a diventare microscopico, per finire poi mangiato dalla fauna marina, entrando così nella catena alimentare. «Anni fa venni a sapere della tragedia delle isole di plastica, presa un po’ sottogamba dalla comunità scientifica - spiega Finucci -. Visto che non ci sono foto, era necessaria un’immagine che sintetizzasse il problema. Come artista, prendendo in prestito le tecniche comunicative della pubblicità, ho creato uno Stato per sensibilizzare la gente».

La scelta del 2013 non è casuale: l’Unesco, che si occupa pure della preservazione dei mari, l’ha dichiarato «Anno dell’acqua». Le isole di plastica avranno anche un sito (www.garbagepatchstate.org) il cui contenuto è stato elaborato dagli studenti di Ca’ Foscari. L’intenzione è ricreare una specie di mito greco con personaggi fantastici che spieghino la realtà delle isole della spazzatura.

E poi ci saranno le cartoline «Greetings from the Garbage State», raffiguranti un ombrellone e una sdraio in un mare di plastica: «L’unica cosa che possiamo fare ora è evitare di far crescere Garbage Patch», sottolinea l’artista.
Il battesimo all’Unesco parigino sarà una ricreazione artistica del letamaio marino, opera dell’eco-artista: un semi-cerchio, riempito di sacchi con i tappi colorati delle bottiglie, appoggiato a un muro pieno di specchi, nuvole e il rumore della risacca. La madre di Garbage Patch vi pianterà la bandiera e pronuncerà un discorso. Olé! 

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