giovedì 29 novembre 2012

PSICOLOGIA E SPAZIO. SIAMO ANIMALI STANZIALI. MELI E., Il tempo peggiora? Chiamiamo mammà, IL CORRIERE DELLA SERA, 29 novembre 2012


Quando il tempo è brutto facciamo telefonate a familiari o amici intimi. E ci confermiamo «animali stanziali»: entro 20 km tutti i nostri contatti e spostamenti più frequenti


MILANO - Arriva un brutto temporale, con tuoni e fulmini. Oppure il caldo è torrido, insopportabile: in giornate come queste se tiriamo su il telefono lo facciamo per chiamare i parenti stretti o gli amici intimi e stiamo a chiacchierare più a lungo del solito. La curiosa affermazione arriva da alcuni sociologi dell'università di Newcastle che si sono messi a indagare le abitudini telefoniche di oltre un milione e trecentomila persone, per capire come variassero nel tempo (e con il tempo, inteso in senso atmosferico).
COMPORTAMENTO – Si può obiettare che i destinatari delle nostre chiamate siano in fondo fatti nostri ma secondo i ricercatori, che hanno pubblicato i loro dati sulla rivista , studiare i comportamenti attraverso l'uso che facciamo del cellulare può avere risvolti interessanti. «I telefonini sono diventati una parte indispensabile nella vita della maggioranza di noi: questo implica che sono un mezzo formidabile per indagare e misurare con molta precisione le dinamiche sociali e le interazioni umane - ha spiegato Santi Phithakkitnukoon, l'esperto di social computing dell'università di Newcastle che ha condotto la ricerca -. Il tempo atmosferico influenza il comportamento umano: altera il nostro umore, il nostro grado di attività e perfino la salute. Accedendo ai dati d'uso del cellulare di un numero enorme di persone abbiamo potuto dimostrare come anche la "dipendenza da telefonino" che riguarda moltissimi di noi si modifichi a seconda del meteo».
CHIAMATE – Phithakkitnukoon ha raccolto in maniera anonima i dati delle telefonate di un milione e trecentomila portoghesi di Lisbona e dintorni, analizzando il tempo passato al cellulare e i destinatari delle chiamate. Netto l'effetto di un meteo avverso: se fa troppo caldo o troppo freddo, quando ci sono temporali in atto o comunque le condizioni atmosferiche volgono al peggio, finiamo per chiamare le persone a noi più vicine tralasciando tutti gli altri. «Il nostro comportamento da "compulsivi del cellulare" che chiamano chiunque nel proprio network sociale lascia il passo a telefonate più intime e prolungate - riferisce il ricercatore -. Vogliamo sentire chi è più legato a noi, isolarci in compagnia di chi amiamo di più». Sarà la necessità di consolarsi o far fronte alle avversità, magari, e probabilmente l'effetto è tanto più evidente quanto più critiche diventano le condizioni meteo.
RAGGIO GEO-SOCIALE – Poi, per cimentarsi forse con qualcosa dalle ricadute pratiche più tangibili, Phithakkitnukoon ha usato gli stessi dati per valutare anche quanto sia esteso il nostro raggio "geo-sociale", in altri termini per capire come ci muoviamo rispetto alle persone con cui siamo in contatto più stretto. «Tutti tendiamo a muoverci in un raggio di 20 chilometri al massimo dai nostri contatti sociali più frequenti: l'80 per cento dei luoghi dove ci rechiamo ricade in questo spazio, nelle grandi città scende addirittura a 7 chilometri - dice il ricercatore -. Questi dati, ottenibili facilmente grazie ai sistemi di geolocalizzazione presenti su tutti i moderni telefonini, potrebbero rivelarsi utili agli urbanisti che debbano progettare spazi cittadini più adeguati alle nostre esigenze, che riflettano più da vicino come viviamo, lavoriamo e ci interfacciamo con gli altri». In altre parole siamo animali stanziali, non ci muoviamo molto oltre un recinto entro cui ci sono tutte le nostre conoscenze più strette: la mobilità che ci serve è a breve-medio raggio, e quindi anche i trasporti pubblici, ad esempio, dovrebbero adeguarsi. Un dato che, in effetti, pare un po' più utile che sapere chi chiamiamo quando il tempo è brutto.

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