Poichè vedo dal segnalatore di visite numerose visualizzazioni giornaliere, mi piacerebbe sapere se questi dati siano veri o no. Pregherei, perciò, cortesemente qualcuno dei visitatori di lasciare una traccia del loro passaggio attraverso i modi che si ritengono più utili.
Sono graditi commenti e critiche.
Grazie a tutti!
Kikukula è una città ugandese. In Uganda, come in altre regioni africane, grandi multinazionali occidentali e non solo stanno acquistando terreni agricoli, cacciano le popolazioni che vi abitano e promuovono forme di business completamente estranee alle culture economiche locali. Il territorio ancora oggi come scenario di sfruttamento, competizione e lotta per la sopravvivenza e la sopraffazione.
lunedì 9 gennaio 2012
venerdì 6 gennaio 2012
ITALIA/ROMA. MODICA A., Roma, città violenta, IL JOURNAL, 6 gennaio 2012
Spari a Roma: questa notte tra Pigneto e Tor Pignattara, sono stati uccisi un uomo di 31 anni e la figlia, di circa 6 mesi. Il motivo? Una rapina. La famiglia di cittadini cinesi stava tornando a casa dopo una giornata di lavoro, quando due uomini con casco in testa si sono avvicinati per rubare alla donna la borsa che conteneva l’incasso del bar gestito dalla coppia. Alla reazione dei cinesi i rapinatori hanno sparato, colpendo mortalmente padre e figlia e ferendo con un coltello la donna.
ITALIA/VAL SUSA. ZUCCHETTI M., Caro Profumo, evviva le gite in Val Susa, IL MANIFESTO, 4 gennaio 2012
Caro Francesco Profumo, nello scriverti continuo a darti del tu come quando eri, fino a poco fa, il rettore del mio Politecnico di Torino. Ho letto che hai recentemente ricevuto, nella tua qualità di ministro, una lettera (pubblicata da Repubblica il 27.12) da parte del signor Stefano Esposito, che si lamentava del fatto che presso il cantiere protetto da reti e fili spinati dell'alta velocità in Valsusa siano avvenute visite guidate da parte di giovani e scolaresche, desiderosi di approfondire un argomento importante e di vedere di persona, come appare lodevole e naturale, un luogo che tanta attenzione ha destato nei media, simbolo di una questione che si protrae da ormai 22 anni. Una breve indagine mi consente di confermarti che l'autore, pur sconosciuto ai più, è effettivamente un deputato dell'attuale parlamento, eletto grazie alla attuale legge elettorale nel Pd in Piemonte. Credo che l'allarme possa venire liquidato in poche righe, citando alcuni articoli della nostra Costituzione.
ECUADOR. IL CASO DELLA CHEVRON CONDANNATA A PAGARE A CAUSA DELLA DEVASTAZIONE AMBIENTALE NELL'AREA DI LAGO AGRIO. FONTI VARIE
1.
Nuovo colpo per le compagnie petrolifere che stanno cominciando a pagare per i danni all’ambiente che stanno creando. Il colosso mondiale Chevron è stato infatti condannato a pagare 18,2 miliardi di dollari dal tribunale ecuadoriano, ad un gruppo di 30 mila cittadini di Lago Agrio che avevano visto il proprio territorio devastato dalla Texaco, la compagnia petrolifera che nel 2001 si è fusa nella Chevron.
Già nel 2011 la corte d’appello della provincia di Sucumbios aveva condannato il colosso a pagare poco più di 8 miliardi di dollari, aggiungendo l’obbligo delle scuse ufficiali al popolo. Ma l’azienda non solo si era rifiutata di scusarsi, ma aveva pure fatto ricorso. E così nei giorni scorsi questa sentenza peggiorata, e di molto, potrebbe mettere la parola fine alla questione.
Il motivo della denuncia da parte dei cittadini che abitano all’interno e nelle vicinanze dell’Amazzonia ecuadoriana bisogna ricercarlo nell’attività della Texaco iniziata sin dagli anni ’70. Si calcola che sin da allora l’azienda petrolifera abbia sversato 68 miliardi di litri di prodotti tossici che hanno inquinato fiumi e laghi, ammazzando la foresta e tutto ciò che ci viveva dentro. Tutto ciò ha portato a piogge acide, carenza di fauna, e persino alla formazione di veri e propri laghi di petrolio.
L’azienda era convinta di essersela cavata una decina di anni fa con qualche milione di dollari da spendere per bonifiche che non sono servite a nulla, se non per pura facciata, ma che erano state considerate sufficienti dal Governo dell’Ecuador che aveva firmato una specie di “trattato di non belligeranza”. Ma questo accordo non è andato giù ai cittadini ed alle associazioni ambientaliste che hanno intrapreso la class action ed oggi l’hanno anche vinta. Almeno sulla carta, perché la Chevron non sembra intenzionata a pagare e continua a denunciare alterazione delle prove e corruzione. Vedremo come andrà a finire, ma intanto le compagnie petrolifere ora cominciano a vedere le conseguenze delle loro azioni.
IL FATTO-ECOLOGIAE.COM
Già nel 2011 la corte d’appello della provincia di Sucumbios aveva condannato il colosso a pagare poco più di 8 miliardi di dollari, aggiungendo l’obbligo delle scuse ufficiali al popolo. Ma l’azienda non solo si era rifiutata di scusarsi, ma aveva pure fatto ricorso. E così nei giorni scorsi questa sentenza peggiorata, e di molto, potrebbe mettere la parola fine alla questione.
Il motivo della denuncia da parte dei cittadini che abitano all’interno e nelle vicinanze dell’Amazzonia ecuadoriana bisogna ricercarlo nell’attività della Texaco iniziata sin dagli anni ’70. Si calcola che sin da allora l’azienda petrolifera abbia sversato 68 miliardi di litri di prodotti tossici che hanno inquinato fiumi e laghi, ammazzando la foresta e tutto ciò che ci viveva dentro. Tutto ciò ha portato a piogge acide, carenza di fauna, e persino alla formazione di veri e propri laghi di petrolio.
L’azienda era convinta di essersela cavata una decina di anni fa con qualche milione di dollari da spendere per bonifiche che non sono servite a nulla, se non per pura facciata, ma che erano state considerate sufficienti dal Governo dell’Ecuador che aveva firmato una specie di “trattato di non belligeranza”. Ma questo accordo non è andato giù ai cittadini ed alle associazioni ambientaliste che hanno intrapreso la class action ed oggi l’hanno anche vinta. Almeno sulla carta, perché la Chevron non sembra intenzionata a pagare e continua a denunciare alterazione delle prove e corruzione. Vedremo come andrà a finire, ma intanto le compagnie petrolifere ora cominciano a vedere le conseguenze delle loro azioni.
IL FATTO-ECOLOGIAE.COM
martedì 3 gennaio 2012
ITALIA. STRADE, PIAZZE E RIVOLTE SOCIALI. CALDIRON G., Riot (la rivolta ai tempi della crisi), LIBERAZIONE, 22 dicembre 2011
"Le strade di Brooklands furono devastate dalla sommossa ancora per un’altra ora. Erano due le casacche indossate, quella della farsa e quella della crudeltà. Bande di tifosi di calcio entravano in ogni supermercato gestito da asiatici e facevano razzie sugli scaffali delle bevande alcoliche, e se la svignavano con casse di birra che poi ammassavano per le strade trasformate in bar che distribuivano bottiglie gratis alla gente che si trovava a passare. Tutti correvano, come se cercassero di scappare dalle loro paure. Il panico e la rabbia fuggivano in mille direzioni diverse. Sentivo il lamento dell’ambulanza che correva per le strade, il suono altalenante delle sirene della polizia. E oltre a quei rumori, rumori ancora più profondi, come il latrare della folla attorno alla porta dell’avversario. Le vetrine fracassate di un’agenzia di viaggi erano sparpagliate sul marciapiede davanti a me, una trappola di vetro pronta a mordere le caviglie di chiunque si trovasse a passare distrattamente da quelle parti. Avevo finalmente capito che eravamo stati tutti manipolati da un gruppetto sparuto di burattinai incapaci».
MILANO. SPAZI PUBBLICI E RANCORE SOCIALE. UNA LETTERA, da IL CORRIERE DELLA SERA, 3 gennaio 2012
Caro direttore,
leggo di una festa in piazza Duomo per il Capodanno. Eppure, anche se nessuno ne parla, la festa non c'è stata. Appena uscito Vinicio Capossela ha salutato la folla con «Buon anno rancorosi di Milano». Certo, perché a guardare la piazza non c'era clima di festa. Chi voleva festeggiare e ascoltare musica era accerchiato da persone che lanciavano petardi e sparavano botti ad altezza uomo. La piazza era completamente divisa in zone off limits dove si sparava volutamente contro altre persone. Solo chi stava vicinissimo al palco si sentiva «al sicuro» e tutto intorno invece ci si guardava le spalle e ci si stringeva l'uno all'altro attoniti per non rischiare di prendere un petardo in testa.
leggo di una festa in piazza Duomo per il Capodanno. Eppure, anche se nessuno ne parla, la festa non c'è stata. Appena uscito Vinicio Capossela ha salutato la folla con «Buon anno rancorosi di Milano». Certo, perché a guardare la piazza non c'era clima di festa. Chi voleva festeggiare e ascoltare musica era accerchiato da persone che lanciavano petardi e sparavano botti ad altezza uomo. La piazza era completamente divisa in zone off limits dove si sparava volutamente contro altre persone. Solo chi stava vicinissimo al palco si sentiva «al sicuro» e tutto intorno invece ci si guardava le spalle e ci si stringeva l'uno all'altro attoniti per non rischiare di prendere un petardo in testa.
CILE. PARCO NAZIONALE DELLE TORRES IN FIAMME.
I vigili del fuoco cileni lottano da martedì contro le fiamme che stanno devastando il Parco Nazionale delle Torres del Paine nella Patagonia cilena (Reuters)
domenica 1 gennaio 2012
CINA E TERRITORI. PASCUCCI A., E' a ovest la nuova frontiera dello sviluppo, IL MANIFESTO, 30 dicembre 2011
CINA Dopo l'ondata di scioperi operai del 2010, lo «sviluppo» cinese avanza verso l'interno, per decongestionare l'Est ormai inquinato da troppa industria e dove gli operai sono sempre più combattivi. Chongqing, in gara con l'Est costiero, attira i giganti del hi-tech mondiale e si lancia nella crescita Sono bastati tre anni: via i villaggi, ecco sorgere un agglomerato di fabbriche e dormitori.
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