“Con il cambiamento climatico, l’aria condizionata è diventata una protezione sanitaria, non più un comfort. Ma non è sufficiente per garantire la sicurezza termica delle persone. Affidarsi soltanto ad apparecchi privati significa lasciare ai singoli, e al loro reddito, la soluzione di un problema collettivo e politico“. A spiegare a ilfattoquotidiano.it il legame stretto che tiene insieme cambiamenti climatici e disparità sociali è Giacomo Falchetta, ricercatore del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc). La possibilità di proteggersi dal caldo estremo nelle proprie case è diventata un nuovo indicatore di disuguaglianza. Non tutti possono permettersi di installare un condizionatore, né di affrontare l’aumento delle bollette che deriva dal suo utilizzo. Ma la climatizzazione pone anche un’altra questione: può proteggere la salute senza aggravare la crisi climatica?

