Forse, per celebrare davvero la Giornata mondiale della Terra, sarebbe necessario tornare un po’ alle origini. Nel 1969, preoccupato per il deterioramento ambientale degli Usa, causato per esempio da enormi fuoriuscite di petrolio in California, il senatore Gaylord Nelson decise di lanciare un seminario informativo, nelle università, sul tema dell’ambiente. Affidò le redini del progetto a un giovane attivista, Denis Hayes: fu scelto il 22 aprile, giornata incastrata fra le vacanze primaverili e gli esami finali, per radunare i giovani e dar vita a quella che poi dal 1970 - su spinta di vari attivisti e politici - sarebbe diventata la Giornata della Terra riconosciuta anche dall’Onu, un evento oggi capace di radunare milioni di persone unite per ricordare l’importanza di prenderci cura del nostro Pianeta. Visti ora, questi inizi, appaiono quasi come un paradosso: mentre oggi si celebra la cinquantaseiesima Giornata della Terra, dedicata al tema “Our power, our planet”, proprio gli Stati Uniti che diedero vita a questa iniziativa stanno tenendo in scacco le sorti ambientali ed energetiche del globo con le politiche negazioniste e oscurantiste del presidente Donald Trump.


