Kikukula è una città ugandese. In Uganda, come in altre regioni africane, grandi multinazionali occidentali e non solo stanno acquistando terreni agricoli, cacciano le popolazioni che vi abitano e promuovono forme di business completamente estranee alle culture economiche locali. Il territorio ancora oggi come scenario di sfruttamento, competizione e lotta per la sopravvivenza e la sopraffazione.
lunedì 26 agosto 2019
domenica 25 agosto 2019
AMAZZONIA IN FIAMME. DAL TG1 DEL 24 AGOSTO 2019.
Reportage sull'Amazzonia
TG 1 ore 20 del 24-08-2019
AMAZZONIA IN FIAMME. R. GIOVANNINI, Se l’Amazzonia brucia è colpa della cieca corsa al profitto, LA STAMPA, 25 agosto 2019
L’onda di fuoco che distrugge la foresta amazzonica, polmone di ossigeno e biodiversità, è stata rafforzata dalle scelte irresponsabili del presidente brasiliano Jair Bolsonaro.
Ma la sua causa più profonda è il sistema economico planetario, basato sulla ricerca del profitto e sullo sfruttamento selvaggio delle risorse naturali. In queste settimane è stato fatto osservare come le fiamme servano a convertire la foresta pluviale in terreno adatto alle colture agroindustriali. A cominciare dalla soia, che alimenta milioni e milioni di maiali, la metà in Cina. Il recente film «Soyalism» dei giornalisti Stefano Liberti ed Enrico Parenti descrive bene questo meccanismo perverso e distruttivo, un Leviatano agroindustriale che mette in pericolo il futuro dell’umanità. Per evitare il disastro - così come si dovrebbe fare per l’emergenza climatica - servono azioni radicali ed efficaci. Servono fatti concreti. Non bastano certo le (molto pubblicizzate) promesse di futuri «comportamenti etici» delle grandi corporation, le stesse che hanno portato la Terra sull’orlo del collasso.
Ma la sua causa più profonda è il sistema economico planetario, basato sulla ricerca del profitto e sullo sfruttamento selvaggio delle risorse naturali. In queste settimane è stato fatto osservare come le fiamme servano a convertire la foresta pluviale in terreno adatto alle colture agroindustriali. A cominciare dalla soia, che alimenta milioni e milioni di maiali, la metà in Cina. Il recente film «Soyalism» dei giornalisti Stefano Liberti ed Enrico Parenti descrive bene questo meccanismo perverso e distruttivo, un Leviatano agroindustriale che mette in pericolo il futuro dell’umanità. Per evitare il disastro - così come si dovrebbe fare per l’emergenza climatica - servono azioni radicali ed efficaci. Servono fatti concreti. Non bastano certo le (molto pubblicizzate) promesse di futuri «comportamenti etici» delle grandi corporation, le stesse che hanno portato la Terra sull’orlo del collasso.
venerdì 23 agosto 2019
AMAZZONIA IN FIAMME. S. CONSOLE, Un disegno per salvare l'Amazzonia: artisti uniti contro i roghi, REPUBBLICA.IT, 23 agosto 2019
Gli artisti di tutto il mondo, attraverso la loro creatività, si uniscono al grido #PrayforAmazonia per salvare la foresta pluviale amazzonica devastata dai roghi da mesi. L’appello, diffuso tramite social, sollecita un intervento immediato, con lo scopo di salvare il polmone della Terra.
domenica 4 agosto 2019
RISCALDAMENTO GLOBALE. GROENLANDIA. A. COCCHI, Groenlandia, fiumi d'acqua scorrono sul permafrost: ghiaccio si scioglie a velocità record, REPUBBLICA.IT, 3 agosto 2019
Fiumi che sorgono dal nulla e, da un momento all'altro, si estendono a perdita d'occhio, fino a generare imprevedibili laghetti pop-up. Scorrono, in questo scorcio di mezza estate, sopra la Groenlandia, o meglio su quel che resta del suo ghiaccio eterno, sempre più scuro e rattrappito, in una parola agonizzante.
Le immagini aeree arrivate in queste ore dalla piu grande isola del pianeta fanno impressione. Milioni - miliardi - di tonnellate d'acqua che stagnano o scivolano a valle, in una terra che, a tutt'oggi, rimane ricoperta per l'82 per cento dal manto bianco perenne. Vallate che nascono e svaniscono, da un momento all'altro, per riformarsi altrove, in un paesaggio dove la mutazione è diventata la regola.
immagine dal sito di Repubblica.it
https://www.repstatic.it/content/nazionale/img/2019/08/03/160513132-adfdf8a7-e2ec-4473-ae9f-c14c7c9f359f.jpg
Le immagini aeree arrivate in queste ore dalla piu grande isola del pianeta fanno impressione. Milioni - miliardi - di tonnellate d'acqua che stagnano o scivolano a valle, in una terra che, a tutt'oggi, rimane ricoperta per l'82 per cento dal manto bianco perenne. Vallate che nascono e svaniscono, da un momento all'altro, per riformarsi altrove, in un paesaggio dove la mutazione è diventata la regola.
lunedì 29 luglio 2019
RISORSE FINITE. S. MOROSI, Earth Overshoot Day 2019, dal 29 luglio abbiamo finito tutte le risorse annuali della Terra, CORRIERE.IT, 29 luglio 2019
Anche quest’anno l’Earth Overshoot Day arriva in anticipo rispetto ai dodici mesi precedenti. Nel 2019 il giorno in cui le risorse della Terra terminano e si inizia a dare fondo alle riserve del Pianeta è fissato al 29 luglio, anziché il 1 agosto come nel 2018. Trent'anni fa il «giorno-limite» cadeva in ottobre, vent'anni fa verso la fine di settembre. Ad annunciare la data è il «Global Footprint Network», un’organizzazione di ricerca internazionale che monitora l’impronta ecologica dell’uomo, che ha stimato che in media, tutto il mondo consumerà nel 2019 le risorse di 1,75 pianeti. Secondo il Gfn sono quattro i fattori chiave che delineano la domanda di risorse di un Paese: come questo edifica le città; come fornisce energia; come si nutrono i suoi cittadini e quanti abitanti conta. Abbiamo solo una Terra, non possiamo usare risorse pari a quelle di 1,75 pianeti Terra senza conseguenze distruttive», ha affermato Mathis Wackernagel, co-inventore della contabilità dell’impronta ecologica e fondatore del Global footprint network. «Le aziende e i Paesi che comprendono e gestiscono la realtà dell’operare in un contesto planetario sono in una posizione molto migliore per affrontare le sfide del 21esimo secolo».
martedì 25 giugno 2019
CAMBIAMENTI CLIMATICI. DATI ONU. REDAZIONE, Onu, per il clima 120 milioni di nuovi poveri nel 2030, REPUBBLICA.IT, 25 giugno 2019
NEW YORK - "Il cambiamento climatico minaccia di annullare gli ultimi 50 anni di progressi nello sviluppo, nella salute globale e nella riduzione della povertà". E' l'allarme lanciato dal relatore speciale dell'Onu sull'estrema povertà e i diritti umani, Philip Alston. Il quale ha avvertito che il climate change "potrebbe condurre oltre 120 milioni di persone in più in povertà entro il 2030". "Ancora oggi - ha aggiunto - troppi Paesi stanno facendo passi miopi nella direzione sbagliata".
"Il cambiamento climatico minaccia di annullare gli ultimi 50 anni di progressi nello sviluppo, nella salute globale e nella riduzione della povertà", ha aggiunto Alston.
L'australiano Alston fa parte di un gruppo di esperti indipendenti delle Nazioni Unite. L'avvertimento chiave del rapporto, basato sulle ultime ricerche scientifiche e presentato a Ginevra, è che i poveri del mondo rischiano di essere colpiti più duramente dall'aumento delle temperature e dalla potenziale penuria di cibo e dai conflitti che potrebbero accompagnare questo cambiamento. Si prevede che le nazioni in via di sviluppo soffriranno almeno il 75% dei costi dei cambiamenti climatici, nonostante il fatto che la metà più povera della popolazione mondiale generi solo il 10% delle emissioni di CO2.
LEGGI Per il caldo torrido i consumi energetici arriveranno a +58% nei prossimi 30 anni
"Il cambiamento climatico minaccia di annullare gli ultimi 50 anni di progressi nello sviluppo, nella salute globale e nella riduzione della povertà", ha aggiunto Alston.
L'australiano Alston fa parte di un gruppo di esperti indipendenti delle Nazioni Unite. L'avvertimento chiave del rapporto, basato sulle ultime ricerche scientifiche e presentato a Ginevra, è che i poveri del mondo rischiano di essere colpiti più duramente dall'aumento delle temperature e dalla potenziale penuria di cibo e dai conflitti che potrebbero accompagnare questo cambiamento. Si prevede che le nazioni in via di sviluppo soffriranno almeno il 75% dei costi dei cambiamenti climatici, nonostante il fatto che la metà più povera della popolazione mondiale generi solo il 10% delle emissioni di CO2.
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venerdì 21 giugno 2019
CAMBIAMENTI CLIMATICI. SIBERIA. IL GHIACCIO SI SCIOGLIE. G. TALIGNANI, Siberia, trovata la testa di un lupo dell'era glaciale, REPUBBLICA.IT, 13 giugno 2019
SEMBRAVA una testa di orso, così grande e ben conservata, ma si è rivelata essere quella di un lupo vissuto nell'era glaciale. A ritrovarla è stato Pavel Efimov, cittadino siberiano che l'anno scorso, scavando nei ghiacci a caccia di zanne d'avorio di mammut lungo le rive del fiume Tirekhtyakh in Yakutia, si è ritrovato per le mani il reperto poi donato all'Accademia delle Scienze della Repubblica di Sakha. Pelliccia, denti e persino parte del tessuto molle del cervello e altri resti del cranio perfettamenti conservati, grazie alle temperature sotto lo zero, hanno permesso agli studiosi di fare risalire i resti a 40mila anni fa. Quello che hanno analizzato sembra avere tutte le caratteristiche di un lupo adulto di circa 2-4 anni del Pleistocene.
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