mercoledì 22 aprile 2026

GIORNATA MONDIALE DELLA TERRA 2026. TALIGNANI G., Giornata mondiale della Terra, una spinta dal basso per salvare il Pianeta malato, LA STAMPA, 22.04.2026

 Forse, per celebrare davvero la Giornata mondiale della Terra, sarebbe necessario tornare un po’ alle origini. Nel 1969, preoccupato per il deterioramento ambientale degli Usa, causato per esempio da enormi fuoriuscite di petrolio in California, il senatore Gaylord Nelson decise di lanciare un seminario informativo, nelle università, sul tema dell’ambiente. Affidò le redini del progetto a un giovane attivista, Denis Hayes: fu scelto il 22 aprile, giornata incastrata fra le vacanze primaverili e gli esami finali, per radunare i giovani e dar vita a quella che poi dal 1970 - su spinta di vari attivisti e politici - sarebbe diventata la Giornata della Terra riconosciuta anche dall’Onu, un evento oggi capace di radunare milioni di persone unite per ricordare l’importanza di prenderci cura del nostro Pianeta. Visti ora, questi inizi, appaiono quasi come un paradosso: mentre oggi si celebra la cinquantaseiesima Giornata della Terra, dedicata al tema “Our power, our planet”, proprio gli Stati Uniti che diedero vita a questa iniziativa stanno tenendo in scacco le sorti ambientali ed energetiche del globo con le politiche negazioniste e oscurantiste del presidente Donald Trump.


Le sfide: dalla crisi del clima alla perdita di biodiversità

Oltre mezzo secolo dopo le prime celebrazioni la Terra è decisamente più malata: ha la febbre alta, è afflitta dagli effetti della crisi climatica innescata e cresciuta a causa delle emissioni dei combustibili fossili, piange per la perdita di biodiversità e si ritrova davanti a sfide energetiche e sanitarie sempre più complesse. Sfide che stanno peggiorando con un presidente Usa che ha trascinato fuori il suo Paese dall’Accordo di Parigi per mantenere le temperature entro i famosi +1,5° gradi, ha negato a più riprese la crisi climatica, ha smantellato le principali leggi e protezioni ambientali indicate dalla scienza e, affossando le rinnovabili, ha innescato tensioni geopolitiche e guerre tali da riportare in auge proprio quel petrolio, gas e carbone che contribuiscono a peggiorare la salute della Terra. Nel frattempo, con gli occhi puntati sempre e solo sull’economia, dall’annacquato Green Deal Europeo sino ai vari dietrofront su accordi internazionali per l’ambiente, le politiche verdi continuano ad essere indebolite o rimandate.

Trattati fondamentali per proteggere gli oceani, come quello per proteggere l’Alto mare (ancora a rilento) o per tentare di ridurre la produzione di nuova plastica attraverso un'intesa globale (ancora non trovata), sono praticamente fermi, così come quelli relativi a deforestazione, tasse sul carbonio o agricoltura ogni anno fanno un passo indietro.

Da Dubai alla Columbia, in attesa di un accordo

Dall’altro lato, la lotta alle emissioni - che oggi include anche nuovi problemi energetici ed idrici se pensiamo per esempio al costante sviluppo dei data center e dell’intelligenza artificiale, ha fatto pochi salti in avanti rispetto al 2023 quando alla Conferenza delle parti sul clima di Dubai si parlò di “transition away”, di lenta e graduale fuoriuscita dai combustibili fossili. Anzi, oggi come sappiamo, anche per via di quanto sta succedendo nello stretto di Hormuz, è una corsa ad accaparrarsi petrolio e gas. Speranze di cura, seppur flebili, arrivano però dalla Colombia dove proprio in questi giorni si terrà a Santa Marta un primo incontro, fra decine di Paesi, per discutere seriamente sul cammino necessario da intraprendere per abbandonare la dipendenza dal fossile. Speranze che si basano su fatti: sempre più paesi al mondo, dalla Spagna alla Germania alla Cina e persino sino alla Cuba in crisi, stanno costantemente aumentando l’installazioni di solare, eolico ed energie pulite dimostrando che smarcarsi dalla dipendenza fossile, quella che alimenta oltretutto il surriscaldamento, è possibile.

“Il nostro potere, il nostro Pianeta”

Una medicina, quella di cui la Terra malata avrebbe bisogno ora, che appare però ormai impossibile senza una spinta dal basso, dato che dall’alto non arriva nessuna flebo. Serve la partecipazione dei popoli, dei cittadini: per questo il tema della Giornata della Terra 2026 sarà “il nostro potere, il nostro Pianeta”, per riconoscere l’importanza del ruolo delle persone e delle comunità di tutto il mondo nel sostenere la tutela della vita, dell’ambiente e della salute, tutte componenti interconnesse.

“Le condizioni ambientali influenzano i sistemi alimentari, la disponibilità di acqua, l'accesso all'energia, il rischio di catastrofi e la resilienza economica in tutte le regioni. La partecipazione della comunità ha storicamente plasmato questi risultati in diversi paesi e sistemi politici” scrivono gli organizzatori sul sito EarthDay chiamando a raccolta i cittadini nella speranza, quest’anno, di mobilitare 1 miliardo di persone in quasi 200 Paesi.

L’invio è a organizzare eventi e iniziative, manifestazioni e cortei pacifici, tutti con l’obiettivo di influenzare i processi decisionali in materia ambientale e invertire l’attuale condizione di crescita delle emissioni (e delle temperature future) aumentando le protezioni della natura e le forme di accesso all’energia pulita. Se come ribadiva Giorgio Gaber, libertà è partecipazione, per essere liberi di immaginare un futuro migliore per la Terra anche in Italia si può prendere parte a tantissimi eventi fra gli oltre 10mila previsti nel mondo, per esempio alle iniziative dell’Earth Day a Roma nel parco di Villa Borghese, a Torino ai Musei Reali o a Milano dove con i “plogging day” si raccoglieranno rifiuti per la città. Praticamente, in ogni città, che sia per informarsi su cosa possiamo fare per questo Pianeta o per prendere parte attivamente a pulizia di spiagge e parchi, questa settimana c’è in programma un evento: l’invito è dunque unirsi per agire, perché questo è “il nostro potere, il nostro Pianeta”.

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