L’Europa si conferma il secondo importatore al mondo di «deforestazione incorporata», alle spalle solo della Cina. Fino al 2013 era in testa a questa non edificante classifica, poi è avvenuto il sorpasso di Pechino. Tuttavia il vecchio continente continua ad essere ampiamente davanti all’India, agli Stati Uniti e al Giappone. Di più: l’Europa è responsabile indiretta della perdita di ambiente e biodiversità nei Paesi tropicali — e dei cambiamenti climatici che ne sono influenzati — per una quota percentuale più che doppia rispetto agli Usa: il 16% contro il 7. E in questo contesto l’Italia è al secondo posto, dopo la Germania, nel gruppo degli otto Paesi europei che da soli sono responsabili dell’80% di questa distruzione di natura indiretta che si realizza attraverso i beni importati — in particolare quelli alimentari: soia, carne di manzo e caffé —, la cui produzione avviene a scapito dell’ambiente. E’ quanto emerge dall’ultimo report del Wwf — «Stepping up: the continuing impact of Eu cosnumption on nature» —, realizzato su dati e approfondimenti dello Stockholm Environment Institute (Sei) e sulle analisi del Transparency for Sustainable Economies (Trase).
